Il Manifesto "Medici e Pace", approvato dalla FNOMCeO il 12 marzo 2026 a Perugia, sancisce il ruolo dei medici come operatori di pace, difendendo il diritto universale alla cura e la dignità umana contro ogni conflitto. Il documento impegna la professione a sostenere sistemi sanitari pubblici e il diritto internazionale umanitario.
MANIFESTO
“MEDICI E PACE”
L’Europa ha conosciuto, nel secolo scorso, la devastazione di due guerre mondiali. Dalle loro macerie è nato un progetto nuovo e coraggioso: costruire la pace non sulla forza delle armi, ma sulla forza dei diritti, delle Costituzioni democratiche e della coesione sociale, fondata sul rispetto della dignità di ogni persona.
Il lungo periodo di pace vissuto in Europa non è stato casuale.
È stato il risultato di un patto civile fondato sul riconoscimento della dignità umana, sull’uguaglianza, sulla solidarietà e sulla tutela dei diritti fondamentali come presupposto della convivenza pacifica.
Il diritto alla salute, sancito dalle Costituzioni e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, è uno dei pilastri più concreti di questo patto.
Garantire cure a tutti, senza discriminazioni, significa rafforzare la coesione sociale, ridurre le disuguaglianze, costruire fiducia tra cittadini e istituzioni.
Dove la salute è un diritto, le società sono più giuste e più pacifiche.
I sistemi sanitari a vocazione universalistica, nati nel secondo dopoguerra, rappresentano una delle più alte conquiste civili dell’Europa.
Essi non sono solo strumenti di cura, ma infrastrutture di pace, perché rendono i diritti reali, quotidiani e condivisi.
In questo patto di diritti e di pace, il ruolo dei medici è fondamentale.
La Professione medica nasce per sollevare la sofferenza, tutelare la vita e proteggere i pazienti più fragili, nel rispetto della dignità di ogni persona.
Ogni giorno i medici incontrano la vulnerabilità: la malattia, la disabilità, l’età, la povertà, l’emarginazione, le conseguenze delle fratture sociali e dei conflitti.
Prendersi cura dei più fragili significa dare attuazione concreta ai principi costituzionali e rendere effettivi i diritti fondamentali.
Ogni atto medico è un atto di pace.
Curare senza discriminare significa contrastare le disuguaglianze che alimentano il conflitto.
Promuovere la salute significa costruire futuro e rafforzare la democrazia.
La guerra rappresenta la negazione della pace, dei diritti e della dignità umana.
Colpisce innanzitutto i civili, distrugge i sistemi di cura, moltiplica la sofferenza e l’ingiustizia.
Noi medici condanniamo la guerra perché incompatibile con il valore della vita e con i principi costituzionali ed europei su cui si fonda la convivenza pacifica.
La Quarta Convenzione di Ginevra sancisce l’obbligo di proteggere i civili, i feriti, i malati e di garantire il rispetto e la tutela del personale sanitario e delle strutture di cura nei conflitti armati.
Essa afferma che chi presta assistenza sanitaria non può mai essere considerato un bersaglio.
Oggi, troppo spesso, questi principi fondamentali del diritto umanitario internazionale vengono violati.
Medici e operatori sanitari sono uccisi, feriti, minacciati o imprigionati solo per aver prestato soccorso, per aver curato senza discriminazioni, per aver svolto la propria opera assistenziale nel rispetto dell’etica professionale.
Noi medici condanniamo con fermezza ogni violenza, persecuzione o criminalizzazione dell’atto di cura.
Colpire chi cura significa colpire la dignità umana e negare il diritto alla salute.
E tuttavia, proprio negli scenari di guerra, la medicina riafferma la propria vocazione più alta.
I medici operano anche nei contesti di conflitto per curare i drammi della guerra, alleviare la sofferenza, proteggere i più vulnerabili, testimoniare che l’umanità non può essere sospesa nemmeno nella violenza.
Curare in guerra non significa accettarla.
Significa opporsi alla sua logica, affermare che ogni persona resta titolare di diritti e di dignità anche nel conflitto.
Per questo i medici:
- riconoscono nei diritti fondamentali e nelle Costituzioni il fondamento della pace;
- difendono il diritto alla salute come diritto umano ed europeo;
- sostengono sistemi sanitari pubblici, solidali e universalistici;
- tutelano i pazienti più fragili in ogni contesto;
- chiedono il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, inclusa la protezione effettiva degli operatori sanitari;
- rifiutano la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti;
- testimoniano, con la scienza e con l’etica, che la cura è un linguaggio universale.
Questo Manifesto viene presentato a Perugia e trova il suo naturale compimento ad Assisi, luoghi che richiamano, nella storia europea e civile, i valori della pace, del dialogo e della responsabilità verso l’altro.
Nel riferimento ad Assisi e alla figura di San Francesco, a ottocento anni dalla sua morte, si riconosce un messaggio universale: il rispetto della vita, la tutela dei più fragili, il rifiuto della violenza come strumento di relazione tra le persone e tra i popoli.
In questo contesto, i medici riaffermano che la cura è un impegno civile prima ancora che professionale, e che la difesa della dignità umana rappresenta il fondamento di una pace giusta e duratura.
Essere medici oggi significa assumersi una responsabilità storica, costituzionale ed europea:
custodire i diritti, sollevare la sofferenza, difendere la dignità umana, costruire pace ogni giorno.
Perugia, 12 marzo 2026
Approvato dal Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO)